Forconi e forchettoni di Vincenzo
Ho partecipato per un certo periodo al movimento dei cobas dell’agricoltura di qualche anno fa. Non sono agricoltore di professione, ma lo faccio per diletto. Oggi l’agricoltura la si può fare solo per diletto, quindi pagando per esso. Soprattutto per le piccole e medie aziende agricole il reddito è scomparso, si lavora in perdita. Sappiamo perchè: crollo dei prezzi dei prodotti agricoli a causa della globalizzazione selvaggia che inonda i nostri mercati di merce che odora dello schiavismo praticato nei paesi di origine, aumento insopportabile di carburanti, sementi e fertilizzanti; quasi nessuno aiuto da parte delle istituzioni in nome dell’ideologia del liberismo per cui lo stato non deve intervenire nell’economia.
Questo disastro ha nomi e cognomi: la classe dirigente regionale, nazionale ed europea che di questa ideologia, imposta a livello mondiale dalle grandi corporazioni multinazionali è stata interprete e serva. Classe dirigente non è solo quella politica, ma anche le sue costole economico-finanziarie che sulla crisi da esse determinate si sono ulteriormente arricchite a danno di miliardi di persone, i più deboli del pianeta. Se questo è il quadro e le cose stanno così il movimento deve cacciare a calci in culo i mestatori e gli approfittatori che hanno convissuto parassitariamente con il sistema e deve pretendere che deve essere invertita la rotta della politica, rottamando quanti hanno responsabilità nel determinare la crisi.

Allora, ascari che si sono asserviti al potente di turno, tipo Scilipoti con Berlusconi, che hanno la responsabilità primaria della crisi per quanto riguarda la Sicilia,non possono avere spazio in questo movimento che in sé esprime la giusta e sacrosanta aspirazione ad avere condizioni di vita vivibile. Voglio ricordare che il signore arruolatosi alla corte di Arcore faceva discorsi di fuoco contro la legge berlusconiana che la privatizzava, per la difesa dell’acqua pubblica, ai tempi in cui si raccoglievano le firme per la legge nazionale di iniziativa popolare(rimasta poi nei cassetti del parlamento a maggioranza scilipotiana). Lo stesso non ha mosso un dito quando il suo governo spostava i fondi FAS dalle aree sottosviluppate, quindi Sud, ai bovari di Bossi in Padania. Se il movimento non fa le dovute distinzioni e si lascia pascere dai mistificatori di professione, dai forchettoni, nella vana illusione di godere dell’appoggio dei politici “potenti” ha già fallito in partenza, come dimostra la fine dei tanti movimenti che non si sono posti l’obiettivo di un’alternativa generale dentro cui porre la specificità delle sue esigenze. In conclusione, massima comprensione e solidarietà per le ragioni della protesta che investono la possibilità della stessa esistenza quotidiana dei piccoli lavoratori autonomi; sapendo che essa può trasformarsi in avversione non appena i dirigenti e i caporioni del movimento cercheranno di, visto che siamo in Sicilia, “arruffianarisi” col potere, illudendo le migliaia di persone che in buona fede stanno facendo sacrifici immensi in questo periodo per un legittimo riscatto della loro dignità.

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