FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: ACQUA, CONTRO LO SCANDALOSO DECRETO RONCHI SI FACCIA REFERENDUM
giovedì 19 novembre 2009
Dichiarazione del coordinamento della Federazione della Sinistra (Prc - Pdci - Socialismo 2000 - Lavoro e Solidarietà).
La privatizzazione forzata dell'acqua bene comune passata oggi, attraverso il decreto Ronchi, anche alla Camera dei Deputati a colpi di voti di fiducia dopo il voto del Senato di ieri impone a tutte le forze di opposizione, ai sindacati, alla società civile e ai movimenti sociali una risposta incisiva ed efficace. Proponiamo dunque ai partiti, ai sindacati, alla società civile e soprattutto ai movimenti che si battono per l'acqua bene comune di chiamare l'intera popolazione italiana a esprimersi attraverso lo strumento del referendum.
A chi, come la maggioranza delle destre oggi al governo del Paese, usa la fiducia per imporre al Parlamento italiano la privatizzazione dell'acqua rispondiamo con uno strumento di democrazia dal basso, il referendum.
Nei prosismi giorni chiederemo un incontro a tutte le forze interessate a questa cruciale battaglia per concordare una campagna unitaria per salvaguardare il sacrosanto principio che l'acqua è e deve restare un bene comune.
L'imposizione da parte della maggioranza di governo di questo nefasto provvedimento è il segno dell'emergenza democratica che vive il nostro Paese e lo stesso Parlamento, dove giace da anni una proposta di legge d'iniziativa popolare presentata da più di 400 mila cittadini per la gestione pubblica dell'acqua, proposta cui il centrodestra ha risposto oggi con l'accelerazione della sua privatizzazione.
Contro la privatizzazione dell'acqua...
FERRERO – PRC: NO BERLUSCONI DAY, PROVOCAZIONE STRACQUADANIO E’ FASCISTA - SUPPORTER DI SILVIO PORTERANNO ANCHE MANGANELLI E OLIO DI RICINO?
lunedì 16 novembre 2009
Comunicato stampa.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.
La provocazione dell’onorevole Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl e consigliere politico del ministro Gelmini, che ha dato il via ai preparativi per il "Sì Berlusconi Day” - negli stessi orari e luoghi - del corteo del No Berlusconi Day che, partito dalla Rete, vede l’adesione di noi del Prc, di tutta la Federazione della Sinistra d’Alternativa e dell’Italia dei Valori, oltre che di tantissime sigle e movimenti della società civile, è la provocazione tipica di chi ha in totale spregio le regole della democrazia e della convivenza civile.
L’idea che la maggioranza di governo convochi una ‘contro-manifestazione’ per impedire la democratica e legittima espressione di chi al governo Berlusconi si oppone, come facciamo noi e come vogliono fare e faranno, assieme a noi, gli organizzatori del ‘No Berlusconi Day’, è un’idea che sta alla base del fascismo e del nazionalismo di massa e cioè di quello che viene definito il sovversivismo delle classi dirigenti.
Restiamo in fervida attesa di apprendere se i supporter e i pasdaran del peggior governo della repubblica porteranno con loro, in piazza, il 5 dicembre, anche manganelli e olio di ricino.
COMUNICATO STAMPA
“Adesso basta!”, Rifondazione aderisce al presidio di domani al Palazzo di Giustizia contro le leggi pro-Berlusconi. Patta (PRC): “Il 5 dicembre tutti a Roma per il No Berlusconi Day”
Milano, 16 novembre 2009. Rifondazione Comunista aderisce al presidio “Adesso basta!” organizzato per domani, martedì 17 novembre alle ore 17,30 presso il Palazzo di Giustizia di Milano, in Corso di Porta Vittoria, da un movimento che raggruppa diversi esponenti del mondo della politica milanese e lombarda per protestare contro le leggi “pro-Berlusconi” e in solidarietà coi magistrati.
“E’ ora di dire basta al nuovo tentativo di Pdl e Lega Nord di far approvare l’ennesima legge che mira solo ed unicamente a sottrarre Berlusconi ai processi nei quali è imputato. – dichiara Antonello Patta, Segretario provinciale di Rifondazione Comunista – Sono quindici anni ormai che il Paese sta subendo l’oltraggio di una produzione senza fine di leggi ad personam che garantiscono al Premier la totale immunità e impunità offendendo la più elementare idea di giustizia e ponendolo al di sopra di tutti gli altri cittadini.
Rifondazione Comunista aderisce con convinzione al presidio di domani pomeriggio contro le leggi salva-Berlusconi ed esprime solidarietà ai magistrati.
Anche e soprattutto di fronte allo scandalo della legge “salva-processi”, Rifondazione Comunista invita tutti i cittadini a partecipare al “No Berlusconi Day” del prossimo 5 dicembre a Roma, una manifestazione contro la politica del Governo e per le chiedere le dimissioni del Premier alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l'incarico di Presidente del Consiglio. La Federazione di Milano sta organizzando la trasferta a Roma e tutti quelli che vogliono partecipare possono chiamare il numero 02.55.23.15.07”.
Federico Gamberini
Federico Gamberini
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Milano
il Partito Sociale come strumento per l'autoemancipazione collettiva
Scritto da fpiobbichi
Martedì 10 Novembre 2009 17:08
Cari compagni e compagne , discutere di partito sociale oggi, e' paradossalmente molto piu' difficile di un anno fa'. Lo e' sostanzialemente per un'elemento che reputo centrale, la necessita' da parte del nostro partito di credere in questo processo di mutamento antropologico del suo agire politico fino in fondo. Se l'anno scorso dopo il congresso dicevamo che il percorso del partito sociale era una sperimentazione, oggi, al netto di un anno di lavoro, possiamo dirci sicuramente che l'investimento fatto ha dato buoni frutti sia in termini di qualità che di quantità delle iniziative svolte. Oggi però ci troviamo di fronte a noi un salto piu' difficile di quello che abbiamo fatto lo scorso anno, io direi un passo fondamentale, perchè o assumiamo le modalita' del partito sociale come pratica complessiva del funzionamento del partito, oppure rischiamo di vedere queste pratiche ripiegarsi su se stesse. Passare insomma dall'azione puntiforme al colore uniforme delle pratiche sociali che svolgiamo, superando diffidenze, incomprensioni, che a vario titolo si registrano. Il punto da chiarire quindi ritengo che sia questo, se le pratiche del partito sociale siano una spilletta da esibire pensando che siano collaterali all’attività del partito, oppure debbano diventare il suo funzionamento elementare. Se si decide invece d’investire in questo processo, allora dovremmo capire, che la costruzione dei nostri gruppi dirigenti non dipenderà soltanto da quante tessere si fanno, o a quale cordata si appartiene, ma anche da quante pratiche si mettono in piedi, da come si gestiscono e si strutturano. Dico questo per un motivo semplice, che spero sia assunto in questa discussione, o il nostro partito, dentro la crisi riparte investendo in maniera complessiva, strutturando la propria forma organizzativa a sostegno delle vertenze e dei conflitti, oppure rischia di perdere la possibilità d’inserire un punto di vista alternativo all’interno delle contraddizioni che la crisi apre nei confronti delle classi dominanti. Non passa giorno compagni che non ci sia un circolo od una federazione che ci chiede come intervenire rispetto alla crisi, come fare una cassa di resistenza, un banco alimentare, un GAP. Penso che questa discussione che facciamo oggi sull’organizzazione del nostro partito debba mettere questo come punto centrale, alla crisi sociale, partito sociale e muoversi di conseguenza. Tutti gli indici ci parlano di un'economia in crisi per lungo tempo, con disoccupazione di massa e con uno stato sociale che si restringe anno dopo anno. L'orizzonte che si prospetta davanti ai nostri occhi appare sempre più chiaro, o siamo in grado di sostenere la lotta di classe o avremo la guerra tra poveri, o costruiremo nuove reti di solidarietà sociale che creano altraeconomia o avremo egoismo, e collasso ambientale, o daremo lo spunto per una nuova cittadinanza e voce ai nuovi diritti o avremo xenofobia e violenza di stato. Oggi la violenza diffusa contro i diversi etichettati come capro espiatorio da sacrificare nella spirale della crisi è la cifra della crisi sociale che ci attraversa. Il neoliberismo come diceva Loique Waquant impone una giustizia a doppio livello, garantista per i ricchi spietata per i proletari, non è un caso che in tutta Europa i tassi d’ incarcerazione crescono al crescere della disoccupazione e alla diminuzione delle spese sociali e dell’istruzione, e non è un caso che in Italia si discute di come aprire nuove carceri invece d’impedire che chiudano le fabbriche. Questa crisi accentua la metamorfosi dello stato sociale in stato penale, la forma di governo e la forma-Stato sono sottoposte ad una duplice e contrapposta tensione: o un assoluto approdo plebiscitario e populista (che è, oggi, la tendenza più pericolosa, perché di fatto determina situazione come quella di Stefano Cucchi) oppure - se noi in questa crisi sapremo giocare le nostre carte - la ricostruzione di uno spazio pubblico aperto, fondato su una fitta rete solidale , conflittuale e orizzontale che io definisco nuovo movimento operaio. Un movimento che dovrebbe secondo me guardare con estremo interesse alle esperienze di costruzione del socialismo del XXI secolo avviate in sud America. Ma la crisi economica non modifica solo le istituzioni classiche, essa modifica primariamente le relazioni, ed è quindi, anche crisi della societa', ed è quindi crisi della politica. Una crisi della politica che colpisce soprattutto chi nelle politica, come noi vede la speranza del cambiamento senza cadere nel voto di scambio o nel qualunquismo che sono la faccia della stessa medaglia. Addentrarsi nel sociale con un’idea forte, di trasformazione della società come noi vogliamo fare necessita dal mio punto di vista di un ripensamento generale della nostra organizzazione. Senza ricostruire un blocco sociale in grado di misurarsi con i rapporti di forza che esistono nella società, rischiamo di lavorare in superficie, vuol dire svolgere una partita virtuale, come se mettessimo un cd e giocassimo alla lotta di classe alla Play Station fino a tarda ora per poi svegliarsi la mattina non riconoscendo più che il mondo grande e terribile nel quale viviamo è molto differente dalla realtà che immaginiamo. Se questa crisi determina una crisi verticale di credibilità delle classi dominanti, allora ritengo che il punto centrale sul quale lavorare non sia avviare una discussione rispetto a come uscire dalla crisi del capitalismo spostando un po’ più a sinistra Keynes, quanto semmai gettare le basi per cominciare a riflettere su come uscire dal capitalismo in crisi costruendo un’ipotesi concreta,agibile nel quotidiano, di socialismo del xxi secolo. In questo senso le pratiche sociali, seppur fondamentali per ricostruire legami e solidarietà all’interno della classe, servono a poco se da un lato non riusciamo collettivamente a delineare un programma di trasformazione sociale, comprensibile ai ceti popolari, e se dall’altro non cominciamo a dire in termini chiari chi sono gli avversari contro i quali dobbiamo lottare. Lavorare più in alto, lavorare più in basso, costruire un progetto reale capace di ridare speranza, identificare l’avversario. Ritengo pertanto, che riprendere la discussione sulla costruzione del nuovo movimento operaio, non sia una discussione sganciata dalla costruzione del partito sociale. I due elementi vanno coniugati insieme, come costruzione simbiotica di linguaggi e pratiche nei conflitti, di ritessitura di cultura solidaristica e neomutuailsmo, di stesura di una narrazione identificativa per ridefinirsi come blocco popolare. Vedo questo come un lento processo a spirale che si allarga attraverso le pratiche e un’orizzonte simbolico comprensibile, un processo che tende a riunire quel noi collettivo che vive oggi una situazione d'impoverimento drammatica, in termini di salario e diritti sociali, civili, ambientali, culturali. In questi mesi mi è capitato spesso di confrontarmi con lavoratori e lavoratrici di fabbriche in crisi, insegnanti precari. Devo dire che se è vero che è prevalente il senso di rassegnazione e frammentazione, di sfiducia nella politica quanto di opportunismo esistono i presupposti per una ripresa del conflitto sociale diffusa.
Sia chiaro, presupposti seri di una ripresa del conflitto sociale, non un processo reale in corso. Come rifondazione comunista dobbiamo allora lavorare in questa direzione, mani e piedi dentro la crisi contro chi vuole utilizzarla per portare via il lavoro, ed i diritti dei lavoratori. Su questo molto abbiamo fatto in questi tre ultimi mesi, anche se la nostra organizzazione da sola è insufficiente per affrontare questa sfida. Insufficiente perché esce piegata da anni difficilissimi. In questi anni infatti, abbiamo visto come, nella crisi della politica la socialità dell’organizzazione stessa sia evaporata, e come la risposta messa in campo non sia stata all'altezza della sfida che avevamo davanti a noi. Verticalizzazione estrema in chiave leaderistica e mediatica della forma partito, delegittimazione delle attività di radicamento sociale sostituita con l’impatto mediatico come panacea di tutti i mali, sostituzione della classe con la base elettorale, prevalente istituzionale sul prevalente sociale. Senza il suo carattere d'internità al blocco popolare, senza un reale radicamento sociale nel vissuto di centinaia di migliaia di lavoratori, di precari, di uomini e donne lasciati soli nella crisi, il potenziale di costruzione del partito sociale si è disperso in questi anni, abbiamo smesso di ascoltare, e quando parlavamo utilizzavamo linguaggi non comprensibili. Un potenziale Disperso per errori strategici come le partecipazione al governo Prodi, o da un massimalismo senza solide basi nella realtà. Ci sarà un perchè in Europa la sinistra radicale viaggia a due cifre ed in Italia è extraparlamentare. A chi ha visto perdere il potere d'acquisto di salari e pensioni, a chi ha perso il lavoro abbiamo offerto l'unico spettacolo delle scissioni infinite alla nostra destra come alla nostra sinistra, scissioni di gruppi dirigenti di fatto separati dal sociale, che trovano la propria ragione d’esistenza nella critica alla soggettività a loro più vicina, in una sequela di atti fondativi interminabili, di nuovi inizi, che altro non sono che la riproposizione storica di una sconfitta complessiva per la sinistra d’alternativa che dimostra la separatezza dalla propria classe sociale. Una deriva che già Marx – come scrive Favilli - individuava già allora quando scriveva, che l’errore di molte frazioni era quello di «cercare la base reale della propria agitazione non dagli elementi concreti del movimento delle classi, bensì di voler prescrivere a tale movimento il suo corso in base ad una certa ricetta dottrinale». Marx scriveva questo in polemica con le "sette" socialiste, sviluppando una profonda divisione tra quello che definiva il movimento settario e il movimento di classe. Le sette socialiste precedenti alla Prima Internazionale non cercavano per Marx i punti in comune con il movimento di classe, quanto semmai il segno di riconoscimento che le distingueva da tale movimento. Le sette socialiste e lo sviluppo del movimento operaio, pertanto stanno nelle sue riflessioni in un rapporto inversamente proporzionale. Marx pensa ad un modello d'intervento intellettuale completamente interno al soggetto sociale, e propone al tempo stesso una concezione forte di democrazia partecipativa fondata su profondi e complessi processi di autoemancipazione collettiva. E' mia convinzione sostenere che il “partito sociale” non è l’atto fondativo di eventuali inizi, non è l'innovazione fine a se stessa, ma uno strumento per l’autoemancipazione collettiva di quello che definiamo nuovo movimento operaio. Ritengo inoltre che la sfida del partito sociale debba mettere al punto principale del suo funzionamento il fatto che in basso nelle pratiche è possibile ricomporre quello che è stato separato in questi anni, e provare, dalle pratiche a ripercorrere la strada inversa. Una modalità dell’azione politica che costruisce un luogo d’incontro a partire dal fare sociale tra un partito che si socializza, il nostro, che lavora per l’autorganizzazione sviluppando forme di neomutualismo, di solidarietà, in rapporto diretto con le vertenze, con i conflitti sociali, con le lotte. Nella storia del movimento operaio non sempre solidarietà tra pari e conflitto sociale si sono intrecciate, io ritengo che lo sforzo inedito che dovremmo fare è tenere assieme questi due aspetti in maniera simbiotica. Per questo le pratiche che stiamo sviluppando devono essere discusse e valutate di volta in volta, e devono avere chiaramente un riferimento teorico strutturato, ideologico oserei dire, che le guida nel loro sviluppo. Per questo ritengo che la democrazia e la pratica assembleare siano un punto irrinunciabile in questo processo, come il fatto che il partito riconosca, agli istituti che da queste sorgono un’autonomia senza distanziarsi rispetto alle pratiche che queste determinano. Su questo punto voglio soffermarmi, perché sento spesso riecheggiare critiche che secondo me sono frutto di un’incomprensione di fondo, acquistare direttamente prodotti per redistribuirli tra gli associati come fanno i gap, non è né carità né misericordia, ma un meccanismo elementare di solidarietà tra pari che determina autorganizzazione, ed al tempo stesso vertenza contro le speculazioni contro il caro vita con le istituzioni locali e nazionali, una vertenza che investe in termini positivi il nostro livello istituzionale dei territori che in questo caso si misura sulla propria efficacia a partire da questi aspetti. L’idea sulla quale stiamo lavorando e di cui abbiamo discusso lungamente all’Aquila con le Brigate della Solidarietà Attiva ad esempio, non è quella di un’intervento verticale che determina forme di dipendenza delle persone alle quali diamo una mano, ma il tentativo di sviluppare elementi di presa di voce e di autorganizzazione sociale, il nostro intervento pertanto non è neutro, ma volto al cambiamento del contesto in cui lavoriamo. Non lavorare per soddisfare i bisogni sociali dei cittadini ma lavorare con i cittadini per soddisfare i bisogni sociali, distinguendoci quindi, a partire dal funzionamento concreto della nostra attività dal meccanismo verticale dell’intervento della gran parte delle organizzazioni della protezione civile. Proprio per questo ritengo che il partito sociale non possa inscriversi nel dibattito rispetto alla sussidiarietà o all’idea di una sinistra sociale sganciata dal livello istituzionale, anzi. Le nostre pratiche non si sostituiscono allo stato sociale ma lavorano per espanderlo lavorando sul terreno della ricostruzione di forme di neomutualismo e vertenzialità, in rapporto al livello di efficacia che possiamo esprimere nei livelli istituzionali. Lavorando per dare risposte parziali ad esempio con pratiche di solidarietà tra pari, noi possiamo essere più forti per aprire vertenze che riconoscano i diritti esigibili per tutti. Personalmente ritengo che esista una dialettica strutturale tra lo stato e le forme dell’autorganizzazione sociale, ma la direzione che noi possiamo dare a questa tensione è secondo me parte della lotta di classe, e su questo terreno occorre quindi misurarsi riconoscendo le difficoltà ed i nostri punti di forza. Io definirei quindi questo spazio d’intervento la ricostruzione di un pubblico sociale partecipativo che si misura con lo stato sia rispetto alla qualità dei servizi e della loro esigibilità, sia rispetto a forme di controllo popolare che i ceti popolari possono avere, dai prezzi alla qualità dei generi alimentari all’accessibilità dei servizi sociali e sanitari, al diritto all’istruzione o a quello all’abitare. In qualche modo noi stiamo "riavvolgendo" il 900 cercando di far riaffiorare ove si può le tracce storiche e culturali dell'agire politico del partito sociale. Di queste tracce troviamo segni molteplici nella storia della cultura politica non solo del movimento operaio, ma anche di quello delle donne, del pensiero ecologista, dei movimenti antisistemici attuali. Dai treni delle felicità organizzati dal PCI che portavano i bambini delle zone più povere del sud dai contadini del nord Italia a fare le vacanze, ai mercatini rossi di lotta continua, fino alle prime camere del lavoro di Reggio Emilia, il percorso del partito sociale parla della parte più bella della storia dei comunisti e del movimento operaio. Coniugare questa ricerca con il nostro cambio di pelle, con lo sviluppo di pratiche concrete che ci identificano come utili socialmente (dal blocco di uno sfratto, ad una cassa di resistenza, ad una Gap di fabbrica) è compito altrettanto complesso, difficile quanto necessario. Si tratta quindi di riannodare il filo, dalle forme dell'associazionismo dell'esperienza operaia e socialista ai suoi albori con le reti e le coalizioni sociali che abbiamo visto dispiegarsi in forma fragorosa da Seattle in poi. “Una vasta area di raggruppamenti sociali impegnati nella sperimentazione di nuove pratiche sociali, in iniziative di economia solidale e in esperienze di neo-mutualismo e auto-aiuto, ha espresso in questi anni una rinnovata domanda di storia lontano da noi, questa rete va cercando punti di riferimento in un’ “altra tradizione” della sinistra, noi dobbiamo essere in grado di misurarci anche con questo mondo “(pino ferraris). In questo spazio, ed è l'esperienza che stiamo costruendo in questi mesi noi non siamo soltanto connettori di pratiche di autorganizzazione sociale esistenti, ma contribuiamo alla loro creazione, generando nuove strutture che si moltiplicano dai noi senza distanziarsi come i GAP, o che lavorano con noi come le Brigate della Solidarietà Attiva. In questo senso penso che l'altra gamba del partito sociale, sia esterna a rifondazione, ma non esterna al nostro progetto complessivo, che è quello di costruire un vasto campo della sinistra di classe in questo paese in una prospettiva anticapitalista e ambientalista. Nell'ultimo anno mentre c'era chi non pago dei danni fatti, lavorava per l'ultimo atto della gigantesca e irresponsabile tragedia che negli ultimi venti anni ha significato la sistematica liquidazione e svendita del patrimonio di memoria dei duecento anni di vittorie e sconfitte del movimento operaio, c'era chi nel terremoto dell'aquila con la stella rossa sulla spalle faceva vedere a tutto il paese cosa sono i “compagni” quando fanno i compagni nella società, c’era chi nei quartieri si alzava ogni sabato alle 5 di mattina dopo aver lavorato tutta le settimana facendo i GAP, chi lavorava per creare casse di resistenza con le fabbriche in crisi, chi era sopra i tetti a portare il cibo e bevande ai lavoratori in lotta, sotto gli sgomberi, davanti ai cancelli delle fabbriche a montare cucine. Questa è la Rifondazione che dobbiamo costruire, questo è il partito sociale. Contro la dittatura dell’istantaneo, contro il nuovismo che si risolve nella replica di un eterno presente che ci pone l'uniformità e la subalternità alla cultura dominante, occorre – come dice Pino Ferraris - essere figli inattuali del proprio tempo e che sia indispensabile, con un salto acrobatico, agganciarsi agli anelli della memoria e della immaginazione, spremendo il passato in nome del futuro per prendere a calci il presente. Se come comunisti, vogliamo poi avere l'ardire di portare sulle nostre spalle simboli importanti dobbiamo renderli vivi nelle pratiche, se vogliamo ridare speranza e la speranza è una cosa seria, allora dobbiamo essere differenti a partire dai nostri comportamenti quotidiani. Stipendi non lontani per i nostri dirigenti dal blocco popolare, fine della pratica dei doppi incarichi e della “carriera di partito”, non sono slogan populisti, ma il tentativo di impedire che l’organizzazione diventi un fine e non uno strumento, e che ci sia, com’è successo in questi anni chi la utilizza per andare in altro mentre il nostro blocco sociale và in basso. Se vogliamo dare l’idea che crediamo in un percorso collettivo che non può essere disperso da battaglie tra gruppi dirigenti, la piramide bisogna ribaltarla per davvero. "Partito sociale" significa anche e soprattutto svolta nei comportamenti, nelle abitudini, non dico che il partito sociale e le pratiche sociali stesse debbano essere la totalità del nostro agire, penso che se accadesse sarebbe un'errore, mi accontenterei però se nei nostri circoli e federazioni, e già sarebbe un gran bel risultato, mettessimo un terzo delle nostre energie per come organizzare una cassa di resitenza, un GAP, un terzo dell'attività istituzionale del nostro partito, ed un terzo per la discussione tra gruppi dirigenti e correnti. Io penso che la politica alternativa non è governo, a meno che non vi siano eccezionali condizioni positive e rapporti di forza definiti, che oggi non ci sono. Oggi è tempo dell'organizzazione sociale dell'opposizione. Ripartirei, come punto di riferimento teorico, dall'ossimoro marxiano dell'"individuo sociale". La sfida ineludibile del "saper fare società" contrasta la deriva dell'autonomia della politica, che è la morte della politica perché è la politica "senza società".
Il futuro davanti a noi non è ancora scritto.
Piobbichi Francesco – Partito Sociale PRC

Da domani, venerdì 13 novembre, partirà un’importante iniziativa, dal titolo “Risponde Ferrero”.
Quante volte ci è capitato di sentirci dire: “ma ci siete ancora?”, ciò è dovuto, non solo forse, ma grandemente al sistematico oscuramento dei mass media nei nostri confronti e richiede una risposta all’altezza del problema, questa iniziativa, non da sola ovviamente, può aiutarci ad uscire dall’oscuramento.
Attraverso la campagna “Risponde Ferrero”: ogni settimana sul più venduto quotidiano la Repubblica, sul più venduto settimanale L’espresso, sul più visitato sito internet la Repubblica.it viene suggerita una domanda, sulla quale si esprimeranno, interverranno, i navigatori della rete internet con i quali interloquirà il Segretario, sul sito del partito alla pagina dedicata “Risponde Ferrero”, che sarà cliccabile su www.rifondazione.it/rf .
“Risponde Ferrero” servirà a dare visibilità al PRC verso l’esterno, poiché ci si aspetta un positivo riscontro da parte dei lettori delle testate coinvolte.
Un modo, autofinanziato, per rivolgerci a quel mondo di persone a cui non riusciamo ad arrivare, né con nostri mezzi, né tanto meno, attraverso il sistema dell’informazione sia dei giornali che delle televisioni.
“Risponde Ferrero” avrà anche una precisa funzione di comunicazione “interna”, che coinvolgerà gli iscritti e le iscritte al partito.
“Risponde Ferrero” avrà una funzione di sollecitazione e di moltiplicatore delle nostre tematiche da parte di siti e blog vicini al PRC. A questi verranno inviati di settimana in settimana i materiali da mettere nelle loro home page.
“Risponde Ferrero” avrà uno spazio settimanale sul nostro quotidiano Liberazione.
“Risponde Ferrero” oltre ai suoi specifici compiti di allargamento della partecipazione rivolto ai militanti, ai simpatizzanti, ai lettori rappresenterà un laboratorio di comunicazione.
“Risponde Ferrero” vuole essere un metodo per creare convergenza, stimolare il dibattito, spingere alla militanza, fornire contenuti, fornire argomenti di dibattito e di battaglia politica, lungo tutta la filiera del radicamento del partito, al centro alla periferia e viceversa.

Rifond@zioNET! Mediattivisti di classe
lunedì 09 novembre 2009
Rifond@zioNET!
Mediattivisti di "classe"!
internet, giornali, webtv, newsletter, webradio, facebook,
twitter, newzine, newsletter, video, youtube, volantini,
manifesti, azioni comunicative
Sabato 14 novembre dalle ore 10.00 alle ore 14.00viale del Policlinico 129, sala Libertini - ROMA
Nell'era della società globalizzata, della comunicazione digitale, che "consuma e brucia" in pochi secondi la notizia, nell'Italia dei tanti troppi "silenzi stampa" sulla vita reale, ci interroghiamo sull'insufficienza, se non incapacità, del nostro partito e della sinistra di comunicare ed entrare in connessione con le "masse" di persone diffuse e disperse.
E’ possibile comunicare in modo efficace, moderno e comprensibile, le idee e i valori della sinistra, le proposte per una società di eguali, le storie e i diritti negati, le lotte dei lavoratori, dei giovani e delle donne?
Le mille forme del linguaggio, gli strumenti della comunicazione digitale, la necessità di uscire dal "conformismo" dei sistemi dell'informazione, il desiderio di comunicare per capire e farsi capire, per questo:
ci rivolgiamo ai tanti e tante che della comunicazione fanno il loro mestiere o la passione di ogni giorno: giornalisti e pubblicisti, blogghisti e internauti per passione, facebookisti per diletto, grafici e pubblicitari, comunicatori degli uffici stampa, operatori dell’editoria, musicisti per passione e mestiere, videoattivisti, e tanti altri ancora.
Chiediamo il vostro aiuto, le vostre idee e passione per costruire un percorso nuovo, in cui la sinistra ri-diventa narrazione e si fa "media".
Vogliamo costruire una rete e un network, che contribuisca a rinnovare, aggiornare e cambiare la nostra comunicazione. Vi chiediamo di farlo insieme!
Sabato: 14 novembre dalle ore 10.00 alle ore 14.00 viale del Policlinico 129, sala Libertini
La riunione sarà conclusa da: Rosa Rinaldi responsabile Comunicazione

Il voto al Senato, sulla privatizzazione dell’acqua, vuole rubarci il diritto alla vita.
Lunedì 09 Novembre 2009 14:31 redazione
Il Senato ha dato il via alla definitiva privatizzazione dell’acqua, approvando l’articolo 15 del Decreto legge Ronchi sulle pubblic utilities, l’ultimo passaggio è previsto ora alla Camera.
Se non succederà un miracolo con l’approvazione di modifiche sostanziali, la legge votata al Senato sarà da considerarsi definitiva. La legge prevede la chiusura dell’affidamento in house a società con controllo del 100% da parte degli enti pubblici e l’apertura del mercato ai privati, con la messa a gara obbligatoria, fissando il tetto massimo al 30% dell’intervento pubblico per tutte le assegnazioni dei servizi.
Il disprezzo dimostrato verso migliaia e migliaia di cittadini, che da anni, attraverso faticose, ma convinte, campagne nazionali, i milioni di firme raccolte dai movimenti e dal nostro partito, evidenzia ancora di più quanto forte dovrà essere la nostra risposta. Non dobbiamo permettere che le lotte fatte siano rese vane. Non permettiamo a nessun Decreto di seppellirci. Ritorniamo in piazza a difesa del diritto alla vita, rappresentata dalla necessità dell’acqua pubblica, pulita e per tutti.
Alba Paolini CPN PRC/SE - Roma

Un decreto da ritirare
Lunedì 09 Novembre 2009 14:22 redazione
Emilio Molinari, Rosario Lembo
Il Senato ha votato la conversione in legge del decreto art. 15 con il quale si privatizzano tutti i rubinetti d'Italia.
L'acqua del sindaco, come per anni l'hanno chiamata i lombardi, non c'è più e di questo bisogna ringraziare la classe politica italiana. In particolare un ringraziamento va alla Lega, che con questo voto ha segnato il suo passaggio al sistema economico di potere e ha mostrato quanto il suo federalismo sia puro linguaggio, e altrettanto la decantata partecipazione dei cittadini. La mobilitazione del movimento, le mail che hanno intasato i computer dei senatori, la presa di posizione di molti sindaci e della regione Puglia, che ha dichiarato di voler assumere la gestione del Servizio idrico integrato, hanno reso meno celebrativo il dibattito al Senato.
Per la prima volta i nostri argomenti sono risuonati in quelle aule in modo chiaro e nel Pd si sono sentite voci discordanti da quelle sostenute da sempre in questo partito. Ma tutto ciò non ha cambiato la sostanza del decreto. Si è resa obbligatoria la gara, si sono praticamente liquidate le Spa a totale capitale pubblico, si sono generalizzate e affermate le società miste definendo il tetto alla partecipazione pubblica al trenta per cento, facendo cadere così anche l'ultima foglia di fico di qualche amministratore che nel passato ha sostenuto che con il 51% delle azioni il controllo maggioritario del pubblico era assicurato. Si è introdotta una nuova mistificazione: la possibilità ai comuni di partecipare come «privati» alla prima gara.
Si tratta di una cosa paradossale: i comuni sono obbligati a mettere a gara le proprie azioni ma poi possono gareggiare per riprendersele, magari attingendo a prestiti bancari... Incredibile schizofrenia: mentre si afferma definitivamente il primato del mercato, si permette l'estrema finzione di chi, in mala fede, può ancora dire che non privatizza.
A ben vedere, questa ipocrita giustificazione è già in circolazione. E' un vizio tipico di una certa politica italiana: perseguire la privatizzazione e negare di averla fatta. Gli amministratori delle regioni - solo per fare due esempi, la Toscana e l'Emilia Romagna - sono stati maestri in tale arte. Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione.
I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie, con un vero attentato alla democrazia. Tutto questo fa dell'Italia l'unico paese europeo che si incammini su tale strada.
Per la stragrande maggioranza dei partiti, questo non è che l'epilogo di una lunga sbornia privatistica, dalla quale solo in Italia sembra non si voglia più uscire, nemmeno davanti all'attuale devastante crisi finanziaria, nemmeno davanti al palese fallimento del neoliberismo Per altri partiti prevale una storica indifferenza per il problema acqua, per i beni comuni e per la difesa delle risorse limitate: prevale l'abitudine, non il pensare. Ora il decreto va alla Camera: la battaglia perciò non è chiusa. Vorremmo tuttavia rivolgere un appello a tutti i partiti perché rivedano questo decreto: bisogna ritirarlo, o in ogni caso togliere dal decreto l'acqua per ciò che essa rappresenta.
D'altro canto, si sono già tolti alcuni servizi come il gas e si è tolta la liberalizzazione delle farmacie.
Vorremmo venisse tolto l'obbligo di privatizzare imposto ai comuni. E un altro appello, speciale, ai partiti e ai parlamentari che hanno votato contro il decreto e hanno sostenuto i nostri argomenti. Li ringraziamo, ma vogliamo dire loro che se si vuole fare veramente una battaglia, non basta votare contro in aula. Ci si pronuncia come partito attraverso il segretario nazionale, si dà mandato a tutto il partito di mobilitarsi, si va in televisione o sui media per denunciare ciò che avviene; si informa l'opinione pubblica. E questo vale per chi sta in Parlamento e per chi è stato messo fuori.
Per i partiti che intendono mobilitarsi il 5 di dicembre contro la politica sociale di Berlusconi, chiediamo di mettere nella piattaforma la questione dei servizi idrici privatizzati. E infine, un appello particolare va alle organizzazioni sindacali, affinché si pronuncino e si mobilitino non solo per il destino dei lavoratori del settore, ma al nostro fianco, contro quella che si chiama mercificazione dell'acqua, di cui il decreto italiano è un tassello determinante e un precedente gravissimo. È in ballo la capacità della sinistra di rinnovare i propri paradigmi. Ne va della sua stessa esistenza.
*Sezione italiana del contratto mondiale dell'acqua
Manifesto – 6.11.09
Gli «untori» del virus A
Autore: Francesca Pilla
Testata/Fonte: Manifesto 3 ottobre 2009
PSICOSI Aumentano le morti, il governo oscilla e accusa i bambini. Allarme in Campania
I bambini sono dei piccoli untori. O meglio, secondo le parole del vice ministro Ferruccio Fazio la suina «colpisce i bambini più di quanto non li colpisca la stagionale, perché è un ceppo virale completamente nuovo che in loro non trova ricorda immunitari». Nulla di nuovo dunque. Qualsiasi mamma sa che avere un piccolo in casa è come un focolaio sempre attivo di malattie esantematiche, batteriche o virali, e che loro sono sempre più esposti degli adulti. Ma il messaggio del governo è poco chiaro (come spesso accade) su quello che si deve fare o mettere in campo a livello di protezione della popolazione. L'influenza A è come la crisi economica o le navi di rifiuti tossici, un giorno c'è, quello successivo è un allarmismo ingiustificato, per poi dover ammettere che effettivamente qualche rischio esiste. Così se da un lato il viceministro ci dice che il virus non è aggressivo, a livello di letalità, come nel resto d'Europa, dall'altro ci informa che la vaccinazione di massa non è prevista né è consigliabile. Quindi invita le persone a restare a casa e non affollare gli ospedali, così se dovessero morire almeno non entrerebbero nelle statistiche.
Dal governo poi insistono nell'affermare che non esiste un caso Campania. Questo in parte è vero, ma lo è anche che un infettivologo come Raffaele Pentinello non ha saputo fornire una spiegazione scientifica dei decessi concentrati in regione e si è detto sgomento, mentre Giovanni Rezza dell'Unità virus H1n1di crisi ha confermato che a Napoli c'è un'incidenza quattro volte superiore rispetto al resto del paese. Di 240mila casi accertati nel paese la scorsa settimana, 70mila sono concentrati solo nel capoluogo.
È chiaro che i messaggi tranquillizzanti non bastano più. Non si deve diffondere il panico, ma forse bisognerebbe avere un piano per gennaio, quando dicono si toccherà il picco emergenziale. Servirebbe, così come implementare le strutture sanitarie, prevedere presidi medici cittadini, distribuire antivirali "prescrivibili".
Ieri è morto a Roma un altro bambino di 10 anni per polmonite e sospetto attacco da influenza A. È il secondo dopo Emiliana, la piccola di 12 anni originaria di Pompei. Sempre ieri nella città vesuviana durante i funerali della bimba tra palloncini e fiori bianchi era palpabile lo sconcerto per la fulminea fine, in tre giorni, di una ragazzina forte e sana. A quanto risulta dai primi esami Emiliana non avrebbe avuto malattie congenite o cardiopatie sconosciute alla famiglia. Il bilancio è pesante: su 15 vittime nel nostro paese 7 sarebbero residenti in Campania, due, entrambe donne, una signora di 42 anni e una di 75, sono decedute nelle ultime 24 ore. Dati questi che hanno sicuramente creato uno stato di agitazione nella popolazione. I Nas dei carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche dei malati deceduti all'Ospedale Cotugno e al Cardarelli. I documenti confluiranno nell'inchiesta - senza ipotesi di reato - aperta della procura.
Al Santobono di Napoli ieri era uno strazio, 6 i bimbi ricoverati per la suina solo nella notte, il nosocomio per minori più grande del Mezzogiorno straborda e già non ci sono più posti. «Nessun caso è particolarmente grave - ha detto il direttore sanitario della struttura Enrico De Campora - ma tre minori sono stati trasferiti in altri ospedali a causa della mancanza temporanea di posti letto». I medici del pronto soccorso del Santobono ci hanno detto di non avere il tempo nemmeno per due chiacchiere, assediati tra starnuti, febbri, e ricoveri di ogni tipo. Per Mario Santangelo, assessore alla Sanità, non è il momento per lasciarsi andare a psicosi: «La mortalità è finora di 2 casi su 10mila contro i 7 su 10mila di una tradizionale influenza, i bimbi sono i più esposti e la Campania è la regione più giovane d'Italia». Un numero verde sarà attivo da oggi, eppure non basta, di influenza letale si parla in ogni angolo della città e sembra essere tornati all'inizio del 900, quando per la spagnola era una questione di «ciorta» (fortuna, ndr). Anche oggi sembra essere questione di destino, cure specifiche non ce ne sono, i vaccini sono sempre sconsigliati in piena pandemia, sia perché hanno tempi lunghi per immunizzare, sia perché se la malattia è in incubazione non si fa che peggiorare le cose.
Il lavoro non è una merce, è la leva per cambiare il mondo
martedì 03 novembre 2009
Nel nostro paese vi sono evidenti segnali di un risveglio dell’opposizione sociale alle politiche del governo delle destre e delle classi dominanti, dopo la dura sconfitta elettorale e la profonda crisi nella quale è entrata la sinistra. I movimenti non si sono spenti. Molti di essi hanno ritrovato vivacità. Dalla fine dell’estate in poi non vi è stato un fine settimana che non sia stato caratterizzato da un grande appuntamento, dalla manifestazione per la libertà di stampa a quella contro il razzismo, passando per quelle contro l’omofobia e il precariato nella scuola. Senza contare i tanti momenti di lotta e di conflitto locali. Anche il movimento sindacale non è inerte, malgrado la profonda divisione che lo attraversa.
Eppure dobbiamo riconoscere che il tema del lavoro non appare essere il centro motore, la leva moltiplicatrice di questa rinascente opposizione. Il cono di luce che si è acceso questa estate sulla vicenda Innse, grazie alla tenacia e alla vittoria degli operai, si è già spento. Non si può certo dire che il dibattito congressuale del più grande sindacato italiano la Cgil, stia muovendo i suoi primi passi con la dovuta attenzione da parte dei mass-media e del dibattito politico. Siamo convinti che tutto questo non deriva da una perdita del ruolo del lavoro nella società contemporanea, quanto dalla perdita della sua percezione da parte del mondo politico e di gran parte della sinistra.
Uno degli effetti più rilevanti del processo di globalizzazione è invece l’enorme aumento del numero dei lavoratori dipendenti su scala mondiale. Naturalmente, e ciò è particolarmente vero nelle società e nelle economie più sviluppate, il lavoro è cambiato. Il suo contenuto immateriale è cresciuto di importanza rispetto a quello materiale se ci confrontiamo con il periodo d’oro del fordismo-taylorismo. E’ enormemente aumentata la zona grigia che sta tra il lavoro e la disoccupazione, cioè l’area del precariato che pone problemi e bisogni inediti. Ma, pur sapendo che queste novità devono essere terreno di analisi ben più approfondite, il conflitto fra capitale e lavoro si è esteso su scala globale, assumendo molteplici e innovative forme, non il contrario.
Lo dimostra anche l’attuale crisi economico-finanziaria mondiale. Essa è ingigantita dalla dimensione enorme che ha assunto la finanza nel moderno capitalismo, ma le sue cause più autentiche affondano nell’economia reale, nel regime dei bassi salari, della precarizzazione del rapporto di lavoro, nella privatizzazione degli istituti dello stato sociale che hanno caratterizzato la stagione neoliberista del capitalismo contemporaneo. Se non cambiano le attuali politiche economiche dominanti, quando la crisi passerà, lascerà dietro di sé uno spaventoso aumento della disoccupazione e una nuova ondata di poveri, come già ci dicono le cifre fornite dall’Onu.
Si può uscire dalla crisi evitando un nuovo massacro sociale e un arretramento generale della capacità produttiva, solo cambiando il modello di sviluppo, orientandolo verso la produzione di beni fruibili collettivamente e difendendo l’ambiente. Ma questo non si può fare senza valorizzare in tutti i sensi il lavoro umano, quello che produce beni materiali e immateriali, quello manuale e quello intellettuale, quello dipendente e quello realmente autonomo, quello privato e quello pubblico. Rappresentare politicamente il lavoro vuole dire esattamente questo.
Noi, che apparteniamo a forze politiche e ad aree culturali che si collocano, per ideali e programmi, nel campo della sinistra, sentiamo il dovere e il bisogno di tornare a ragionare sul lavoro. Non pensiamo di poterlo fare da soli, ma sappiamo che questo compito spetta in primo luogo a chi ritiene che bisogna ridare significato e forza alla sinistra.
Per questo vogliamo unire i nostri sforzi e delle organizzazioni di cui facciamo parte in un lavoro costante di ricerca e di azione sul tema del lavoro e dei lavori, su quello dell’innalzamento delle retribuzioni, sulla riforma fiscale in favore del lavoro dipendente, sulla ricomposizione del mondo del lavoro contro la precarietà, sulla introduzione di un sistema universalistico di sostegno al reddito per chi il lavoro non ce l’ha, sulla democratizzazione della rappresentanza sindacale, sul diritto dei lavoratori di votare sugli accordi, sulla democrazia economica, sui nuovi confini e rapporti fra leggi e contratti. Vogliamo farlo in un’ottica almeno europea e non solo nazionale.
Per queste ragioni vogliamo dare vita a un “Tavolo per il lavoro”, per promuovere ricerche, dibattiti, iniziative, mobilitazioni, aperto a tutti coloro che condividono questa esigenza.
Piergiovanni Alleva
Titti di Salvo
Piero di Siena
Roberta Fantozzi
Orazio Licandro
Luciano Gallino
Francesco Garibaldo
Alfonso Gianni
Alfiero Grandi
Giorgio Mele
Roberto Musacchio
Pasqualina Napoletano
GianPaolo Patta
Gianni Pagliarini
Augusto Rocchi
Cesare Salvi
Mario Tronti
Rifondazione Comunista
Care Compagne, Cari Compagne
Vi informiamo che l'assemblea costituente della Federazione della sinistra di alternativa prevista per il 10 Novembre presso la Sala Affreschi della Provincia verrà spostata in Camera del Lavoro salone Di Vittorio (c.so P.ta Vittoria, 43 - Milano).
La decisione è conseguente al numero elevato di adesioni pervenute su facebook e con altri mezzi.
Non c'è bisogno di sottolineare a questo punto l'importanza di una mobilitazione del partito affinche diventi a tutti gli effetti un evento di importanza di grande rilevanza.
Il Segretario Provinciale
Antonello Patta
PER UN NUOVO INIZIO
Costruiamo insieme a Milano la Federazione della Sinistra.
Dopo l’assemblea nazionale del 18 luglio a Roma, che ha lanciato la proposta della Federazione della Sinistra Alternativa, ed in vista della prossima assemblea nazionale di novembre, che darà il via al processo costituente, convochiamo a Milano un’assemblea della Federazione, martedì 10 novembre, alle ore 20.45, presso la Sala degli Affreschi della Provincia di Milano (via Vivaio, 1).
La crisi mostra una volta di più il volto distruttivo e disumano del capitalismo e delle politiche liberiste. Abbiamo la responsabilità di costruire un’ efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre una uscita da sinistra dalla crisi, una strada contrapposta alle ricette della destra e al liberismo temperato del centrosinistra.
Vogliamo costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che coinvolga ampi settori di popolo e offra prospettive credibili per tutte/i coloro che stanno subendo e pagando la crisi con l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono la drammaticità dei tempi e l’urgenza di una risposta adeguata.
Gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione sono principalmente sei:
· una rinnovata critica al capitalismo globalizzato. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e disumane: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno, alla precarizzazione del lavoro, alla sistematica compressione salariale, il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto. La lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell’ambiente, contro l’uso mercificato dei beni pubblici naturali (acqua, aria, ecc) e sociali (città e territori) riflettendo criticamente sui limiti manifestati in questi campi anche in talune esperienze amministrative della sinistra. La lotta contro il sessismo deve essere elemento di riconoscibilità politica e programmatica per sconfiggere tutte le forme di patriarcato in tutte le sue manifestazioni: dal dominio materiale e simbolico degli uomini sulle donne, all’imposizione di una sola forma di sessualità, quella etero sessuale riproduttiva che discrimina gay, lesbiche, trans, e ogni forma di relazione affettiva non “prevista”. Va contrastata ogni discriminazione e in particolare il razzismo in tutte le sue forme per sostenere la piena autoderminazione degli uomini e delle donne. Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una difesa e un rafforzamento degli spazi e degli strumenti in cui crescono i saperi e il senso critico: scuola, istruzione, conoscenza, ricerca che devono essere tenuti al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione.
· la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza Antifascista che rappresenta ancora oggi un solido baluardo alle derive populiste e alle smanie di asservimento della magistratura al potere politico. Lo smantellamento della divisione dei poteri, l’asservimento e intimidazione alla libera stampa, la semplificazione parlamentare, il rafforzamento dell’esecutivo a scapito delle istituzioni di garanzia, sono i capisaldi del progetto berlusconiano. A questo progetto bisogna opporsi con coraggio, costruendo un ampio fronte democratico che impedisca la deriva plebiscitaria insita nella proposta della destra. È in gioco il destino della democrazia italiana delle future generazioni.
· una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione dalla politica dei conflitti e quindi del tema dell’alternativa e della trasformazione. È per noi dirimente battere il bipolarismo, riconsegnando ai cittadini con una legge elettorale proporzionale il diritto democratico di rappresentanza politica nelle istituzioni elettive, impoverite, sempre più semplificate e rese oggi impotenti e sorde alla società.
· il polo della sinistra di alternativa non può essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma deve essere sottratto a logiche precostituite per coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti.
· la sinistra italiana, che ha le sue radici nel movimento operaio, socialista, comunista, ma anche in quello antifascista, pacifista, femminista, ambientalista, LGBTQ, per i diritti civili, altermondialista, costruisce il suo futuro nella rifondazione delle teorie, delle pratiche, delle forme organizzative e nella coerenza fra proposte di obiettivi alternativi e loro concreto perseguimento.
· la Federazione della sinistra deve farsi interprete della necessità di una nuova stagione della politica, che riscopra la radicalità dell’etica pubblica e il valore della legalità, in una società più giusta e sobria. La lotta a tutte le organizzazioni criminali di stampo mafioso costituisce una priorità politica. L’intreccio tra affari, criminalità e politica sono una peculiarità del sistema di potere storicamente determinatosi nel nostro paese. Così, territori (e non solo nel sud!) e interi settori economici sono ormai controllati dai poteri illegali, la cui infiltrazione è favorita in tempi di crisi dalle ingenti quantità di risorse finanziarie di cui dispongono. In questo modo viene inquinato ed alterato il funzionamento delle istituzioni ad ogni livello ed impedita la stessa partecipazione di centinaia di migliaia di cittadini alla vita politica e sociale sul territorio. Occorre dunque ripristinare il rispetto della legalità reale, controbattere ogni forma di limitazione all’esercizio dei poteri di controllo delle diverse magistrature, difendere la libertà reale di accesso all’informazione, coniugando queste battaglie con le lotte sociali e la difesa della Costituzione Repubblicana.
Sono 20 anni che Milano viene governata dal centro destra, anzi è stata un laboratorio del suo insediamento sociale e culturale, della costruzione di un blocco sociale, di un modello inedito di centro-destra, che a partire dalla centralità della famiglia, della sussidiarietà orizzontale, dell’alleanza con la destra del movimento cooperativo, dall’accordo con settori significativi di finanza e capitale ha ridisegnato in Lombardia i confini fra pubblico e privato a partire dal settore sociosanitario per procedere con la scuola e il sistema universitario. I risultati sono devastanti: la situazione dell’area metropolitana di Milano diviene ogni giorno più preoccupante, aggredita dalla sottovalutata infiltrazione della grande criminalità organizzata,dallo scandalo dell’evasione fiscale e dalla politica (nazionale, regionale, provinciale e comunale) che ignora le necessità dei lavoratori strangolati dalla crisi, anzi distrugge la pienezza dei loro diritti. Infatti il centro-destra attacca i “beni pubblici e comuni”, istruzione e ricerca, salute e sanità pubblica, acqua, suolo e beni ambientali e culturali, limita le libertà individuali e di espressione, non valorizza le diversità alimentando paure e sentimenti razzisti ed emarginanti, stravolge nei fatti i principi fondamentali della Costituzione, favorisce il riemergere di fenomeni neofascisti, aggrava ulteriormente le condizioni di vita dei lavoratori, dei disoccupati e delle fasce più deboli della popolazione, accentuando il divario tra i redditi alti e bassi, riducendo i servizi destinati alla persona e alle tante fragilità. In vista dei faraonici e poco credibili progetti legati all’Expo 2015, ma anche in relazione alle politiche urbanistiche del Comune di Milano, gravi sono i rischi di speculazioni, ulteriore cementificazione e infiltrazioni mafiose.
Vogliamo togliere Milano dalle mani del centro-destra. Vogliamo costruire un’altra Milano e farne una città metropolitana del lavoro, della ricerca e della cultura, dell’ambiente, dell’accoglienza, della valorizzazione dei beni pubblici e comuni, vogliamo farne una grande metropoli europea inclusiva e partecipativa; vogliamo rompere lo schema voluto dai grandi poteri economici di uno sviluppo speculativo basato sulla compressione dei diritti e sulla depredazione del territorio.
A Milano il processo costituente della Federazione della Sinistra va confrontato anche con la positiva esperienza della coalizione alternativa che si è presentata alle ultime elezioni amministrative provinciali del 2009. Un progetto aperto, condiviso e plurale, che ha saputo raccogliere consensi, sostegno e partecipazione. Vogliamo che la Federazione della Sinistra a Milano sviluppi e rilanci le ragioni, le pratiche e i programmi di quell’esperienza unitaria. Vogliamo una Federazione accogliente in cui possano riconoscersi tutte le differenti esperienze, dei singoli, delle associazioni, dei movimenti e dei comitati, nel rispetto e nella valorizzazione di ciascuna specificità, storia e cultura politica. Riteniamo indispensabile a partire dall’esperienza milanese, introdurre profonde innovazioni nel modo di fare politica, per ripensare i rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l’effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale.
Promuoviamo questo appello e vi invitiamo a sottoscriverlo, consapevoli che la crisi economica, sociale, morale e politica in Italia e nella nostra città ci impone di fare presto e di avere, finalmente, la capacità di fare unità a sinistra a Milano per superare la frammentazione delle tante iniziative puntiformi, per avviare la costruzione di una presenza politica significativa, unendo forze politiche comuniste e della sinistra alternativa, grandi e piccole associazioni, liste civiche, comitati, rappresentanze del mondo del lavoro.
Agnoletto Vittorio, Benuzzi Nerina, Bergamaschi Giuseppe, Boatti Giuseppe, Bonalumi Edgardo, Brenna Sergio, Paolo Cagna Ninchi, Cambiaghi Arnaldo, Costa Luca, Di Stefano Andrea, Donati Marco, Faranda Tecla, Ferrari Saverio, Francescaglia Francesco, Gatti Massimo, Giudici Roberto, Lareno Antonio, Mastrodonato Rolando, Mazzali Mirko, Morabito Franco, Natale Emilia, Natale Giuseppe, Nigretti Saverio, Oldrini Guido, Patta Antonello, Pagaria Angelo, Dijana Pavlovic, Perego Elio, Pesce Onorina, Pestalozza Luigi, Prati Mario, Riolo Giorgio, Rizzo Basilio, Serafini Sergio, Sonego Anita, Traversa Libero, Vegetti Mario
Info e adesioni: federazione.sinistra.mi@gmail.com

Newsletter del gruppo consiliare in Provincia di Milano
Lista Civica un’Altra Provincia – Partito della Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani
Numero 5 – Lunedì 2 novembre 2009
BONIFICHE EX SISAS PIOLTELLO-RODANO E “CASO GROSSI”, MASSIMO GATTI PRESENTA UNA MOZIONE IN CONSIGLIO In merito all’inchiesta della Procura di Milano sulla bonifica dell’area ex industriale Montecity-Santa Giulia, nell’ambito della quale è stato arrestato l’imprenditore Giuseppe Grossi e alle sue possibili implicazioni nelle operazioni di bonifica dell’area ex Sisas di Pioltello-Rodano, il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha presentato durante il consiglio del 29 ottobre, una mozione urgente.
Nella mozione (leggi il testo), sottoscritta da tutti i gruppi dell’opposizione, dopo aver richiamato la Deliberazione della Giunta Provinciale n. 682/09 del 29 settembre 2009, con oggetto “Approvazione dello schema di Atto integrativo dell’Accordo di Programma stipulato in data 21.12.2007 avente ad oggetto la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e riqualificazione urbanistica dell’area ex Sisas, situata nei Comuni di Pioltello e Rodano” e le inchieste in corso che hanno portato all’arresto di Giuseppe Grossi, si chiede al Consiglio provinciale di impegnare il Presidente, Guido Podestà, e la Giunta a compiere tutti gli accertamenti necessari per verificare l’esistenza di eventuali irregolarità nell’attuazione dell’Accordo di programma e nel successivo atto integrativo; ad intervenire presso gli altri soggetti firmatari dell’Accordo di Programma per avviare una accurata disamina degli atti e delle azioni finora attuate e per valutare la sospensione dell’Accordo stesso fino al termine degli accertamenti e a convocare immediatamente una seduta della Commissione Ambiente per affrontare il tema delle bonifiche in Provincia di Milano, a partire dalla ex Sisas di Pioltello e Rodano.
CRONACHE DAL CONSIGLIO Durante la seduta del consiglio provinciale del 29 ottobre, il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha sollecitato l’Assemblea e il suo Presidente su alcune importanti questioni:
Inattività della maggioranza in consiglio Provinciale e in Giunta. Il capogruppo Massimo Gatti ha sottolineato che: “dopo pochi mesi dall’avvio dell’attività consiliare, il lavoro prodotto è molto scarso. Podestà e la Giunta sono scarsamente presenti e lo stesso Consiglio provinciale deve dare un segno in controtendenza garantendo maggiormente la partecipazione. Il numero di delibere, ormai siamo a novembre, arrivato in Consiglio, è scarsissimo, mi auguro che non sia un segno di stagnazione e di lentezza nell’affrontare i problemi della cittadinanza”.
Inceneritore Mediglia. Massimo Gatti ha chiesto al Presidente Podestà di rendere conto in Consiglio provinciale della sorte dell’inceneritore/gassificatore di Mediglia. “Abbiamo saputo – ha dichiarato Massimo Gatti – che Podestà, dopo aver incontrato i rappresentanti del comune di Mediglia, ha incontrato i rappresentanti del Comune di Tribiano.
Non capisco però perché non ha ritenuto opportuno incontrare anche le rappresentanze dei Comuni di Colturano, Pantigliate, Paullo e di tutti i comuni confinanti. Mi auguro che non sia una questione di colore politico”. Gatti ha poi sollecitato Podestà a rispondere all’interrogazione proprio sull’inceneritore/gassificatore di Mediglia presentata il 27 agosto e ad oggi senza risposta.
Società partecipate. Massimo Gatti ha sollecitato il Presidente Podestà a rispondere in merito ad un’altra interrogazione ancora in sospeso dal 27 agosto, quella in merito alle società partecipate della Provincia di Milano. Interrogazione nella quale si chiedeva che venisse applicata al più presto la delibera del consiglio provinciale n. 13 del 15 aprile 2009 con la quale si proponeva di abolire subito tutte le società che non trattassero materie di stretta competenza della Provincia di Milano. Questo con il fine incrementare risorse e competenze su settori fondamentali dei servizi pubblici per la cittadinanza quali: trasporto pubblico e viabilità, istruzione, rifiuti e acqua pubblica. Inoltre occorre decidere subito e con coraggio per una società del sistema idrico integrato milanese interamente pubblica, senza doppioni inutili e costosi, per contrastare la privatizzazione dell’acqua molto concretamente in corso.
Serravalle e Casa Pace. Massimo Gatti è infine intervenuto per sollecitare una risposta del Presidente Podestà in merito all’interpellanza, presentata da parte delle rappresentanze sindacali ad inizio settembre, sui problemi della Serravalle e alla richiesta pervenuta al Presidente da parte di molte Associazioni e scuole che hanno chiesto un incontro di persona con Podestà per discutere del futuro della Casa della Pace, una struttura ritenuta di grande importanza dall’intero Consiglio di Zona 5.
TRENO PER AUSCHWITZ, PRIMA NON Si TROVANo I FONDI POI PODESTA’ CI METTE UNA PEZZA La nuova Giunta di centrodestra al governo in Provincia di Milano schiva di poco la pessima figura di cancellare il “Treno per Auschwitz”, un progetto per le scuole promosso dall’Assessorato all’Istruzione della precedente Giunta di centro sinistra, che in cinque anni ha portato oltre cinquemila studenti a visitare di persona il campo di sterminio nazista.
A fronte delle richieste di alcuni docenti e presidi che si sono rivolti all’ Assessorato provinciale all’istruzione per avere notizie in merito al prossimo viaggio della Memoria che avrebbe dovuto tenersi nel gennaio 2010, l’Assessorato ha inizialmente risposto che la Provincia non avrebbe più organizzato il viaggio a causa della mancanza di fondi.
Anche grazie all’interrogazione urgente (leggi il testo) presentata dal gruppo Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI durante il Consiglio Provinciale del 15 ottobre, firmata da tutta l’opposizione, che ha sollevato la questione in Consiglio provinciale e conseguentemente all’intervento e alle dichiarazioni della Comunità ebraica, di alcuni Presidi, docenti e studenti apparse anche in due articoli sul Corriere della Sera, il Presidente Guido Podestà ha ritenuto opportuno garantire il viaggio della Memoria ad Auschwitz anche per il 2010.
Nuovo Liceo Rebora di Rho, Massimo Gatti (Altra Provincia-PRC-PdCI) presenta un’interrogazione in Provincia Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha presentato il 28 ottobre un’interrogazione urgente (leggi il testo), in merito alla nuova sede del Liceo Classico e delle Scienze Sociali Clemente Rebora di Rho, rivolta al Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà e all’Assessore all’Istruzione ed Edilizia scolastica della Provincia di Milano, Marina Lazzati.
“Nell’interrogazione ho chiesto al Presidente e all’Assessore all’istruzione – ha dichiarato Massimo Gatti - se la scelta di individuare la nuova sede del Liceo Rebora di Rho nei terreni agricoli adiacenti al Liceo Majorana fatta dal Sindaco di Rho e dall’amministrazione comunale sia stata condivisa con la Provincia di Milano e quale sia l’interesse pubblico e il beneficio di tale scelta per gli studenti e per l’Amministrazione provinciale.
Ho chiesto infine all’Assessore all’Istruzione della Provincia di Milano, Marina Lazzati, se fosse a conoscenza, negli eventuali incontri tenutisi da giugno 2009 ad oggi tra Provincia di Milano e Giunta comunale di Rho, dei nominativi dei proprietari dei terreni su cui si propone di costruire la nuova scuola, tra i quali figura in quota parte anche il Sindaco di Rho”.
Nomina consiglio direttivo Parco sud, Massimo Gatti non approva le proposte In merito alla nomina del Consiglio direttivo del Parco Agricolo Sud Milano deliberata dal consiglio provinciale il 15 ottobre, il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha dichiarato “Dopo aver clamorosamente fatto mancare il numero legale nella commissione che avrebbe dovuto affrontare il “caso Ligresti”, il centrodestra, con il benestare di PD, Italia dei Valori, UDC e Lista Penati, ha imposto al consiglio provinciale le nomine per il Consiglio direttivo del Parco Agricolo Sud Milano senza minimamente discuterle ne motivarle. Il nostro voto è stato scheda bianca perché non è accettabile utilizzare il consiglio provinciale semplicemente per ratificare decisioni prese altrove”.
CRISI INDUSTRIALI CONTINUA L’IMPEGNO DI MASSIMO GATTI AL FIANCO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI
Continua l’impegno del capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori in mobilitazione davanti alle aziende e fabbriche per difendere i loro posto di lavoro. Il 27 ottobre, Massimo Gatti si è recato a Pieve Emanuele per incontrare i lavoratori della Aluminium di Fizzonasco; il 29 ottobre, si è invece recato presso i cancelli dalla Monder di Peschiera Borromeo dove 43 lavoratori sono in sciopero dal 26 ottobre e presidiano i cancelli della fabbrica per ottenere il pagamento degli stipendi arretrati. Nel corso delle prossime settimane proseguiranno gli incontri con le maestranze di altre aziende in crisi, che sono purtroppo in continuo aumento e diffuse su tutto il territorio provinciale e in tutti i comparti produttivi.
interrogazione sulla pista ciclabile paullo-tribiano-mediglia-pantigliate In seguito all’annuncio dell'Assessore provinciale alle Infrastrutture, Giovanni De Nicola, di non voler finanziare il progetto di pista ciclabile denominato “La strada degli antichi frutti”, predisposto dai Comuni di Paullo, Tribiano, Mediglia e Pantigliate, in collaborazione con la FIAB, il capogruppo Massimo Gatti, il 2 novembre 2009 ha presentato un’interrogazione in cui si chiede: un’informativa in merito all’incontro tra l’Assessore De Nicola e Sindaci dei comuni interessati; se è intenzione dell’Amministrazione Provinciale inserire il progetto di pista ciclabile in oggetto nel Programma triennale delle opere pubbliche (2010-2012), salvaguardando gli stanziamenti regionali; se è intenzione dell’Amministrazione Provinciale, proseguire il progetto MiBici e quali misure intende coordinare o sta già approntando con gli altri soggetti competenti nel campo della mobilità ciclabile.
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Questo messaggio ti è stato inviato perché pensiamo e speriamo che ti possa interessare.
In caso contrario ci scusiamo per il disturbo e qualora non intendi ricevere ulteriori e-mail informative ti preghiamo di rispondere a questa e-mail scrivendo nell’oggetto il messaggio “CANCELLAMI” e provvederemo a cancellarti immediatamente dalla lista.
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Provincia di Milano
Segreteria Gruppo Consiliare
Lista Civica Un'Altra Provincia
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COMUNICATO STAMPA
RIFONDAZIONE: SOLIDARIETÀ A RADIO POPOLARE
Il Partito della Rifondazione Comunista di Milano, esprime solidarietà ai redattori e lavoratori di Radio Popolare per il grave episodio di intimidazione fascista accaduto ieri mattina.
Il segretario provinciale del PRC Antonello Patta dichiara: ”L’episodio intimidatorio e il messaggio fascista è molto chiaro: statevene zitti. Da tempo i fascisti di Casa Pound, Cuore Nero e Blocco Studentesco, svolgono chiare azioni squadristiche contro gli antifascisti e la sinistra in particolare. Questo avviene in diverse forme nelle scuole e in alcuni quartieri della città. Tutti gli antifascisti sono chiamati a mobilitarsi dando una risposta pacifica e democratica. Diamo una grande risposta il 12 dicembre in occasione del 40° anniversario della strage di P.zza Fontana, partecipando alla manifestazione che vuole mantenere viva la memoria, contro ogni revisionismo, sulle responsabilità dello stato e dei fascisti. Noi non dimentichiamo.”
Milano, 2 novembre 2009
Federazione Provinciale di Milano
Via Benaco, 16 - 20139 Milano
Tel.02.55231507- Fax 02.55231537
federazione@rifondazionemilano.org - www.rifondazionemilano.org

Povertà in crescita. Le richieste di aiuto aumentano del 20%
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su il manifesto del 23/10/2009
La povertà è in aumento in Italia. A certificarlo è l'ultimo rapporto Caritas, che registra una crescita di richieste di aiuto del 20% nel 2008 (rispetto al 2007) e per quest'anno prevede un bilancio ancora più nero. Le categorie a rischio - secondo l'ente gestito dai cattolici - potrebbero concentrarsi tra i lavoratori più deboli, ovvero i contrattisti a termine, gli impiegati che perdono il posto improvvisamente a causa della crisi, i cassintegrati.
I dati vengono dal nono rapporto sulla povertà in Italia, messo a punto da Caritas e Fondazione Zancan, presentato a Roma. In un anno sono aumentate dunque del 20% le persone che a causa di difficoltà economiche chiedono aiuto ai centri di ascolto dell'istituzione caritatevole: sono 372 i centri interessati alla rilevazione, su un totale di 6 mila; fanno capo a 137 diocesi su 220. L'incidenza delle richieste è maggiore nel Sud (17,7%): oltre il 20% in Sicilia, Basilicata e Sardegna. Il nord registra il 2,9% mentre al centro la situazione è articolata (17,5% nel Lazio, 2,4% nelle Marche).
Nel 2007, cioè prima della crisi, si erano rivolte ai centri Caritas 80.041 persone (70,3% dei quali stranieri) e oltre 5 mila famiglie. L'anno scorso il «boom» che si è detto (un quinto in più), ma per il 2009 «è probabile che gli "impoveriti" siano aumentati». Fra questi potrebbero esserci «titolari di contratti a termine, impiegati che perdono il posto di lavoro, cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio».
Chi chiede aiuto generalmente non appartiene alla categoria comunemente indicata come povertà estrema. Perlopiù sono persone che vivono in una normale abitazione; il 76,4% con i propri familiari. Tra gli aiuti più richiesti, un sostegno economico (56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri) e un lavoro (44% e 54,9%).
L'ente cattolico ha commentato la decisione del sindaco di Roma Gianni Alemanno di installare dei braccioli al centro delle panchine per evitare che i senzatetto possano sdraiarsi durante la notte: «Un approccio preoccupante - ha detto il direttore della Caritas Italiana, Vittorio Nozza - Per queste persone già in condizioni psicofisiche fragili si potrebbero invece moltiplicare azioni a loro pro, garantendo servizi sul territorio per farli vivere in modo dignitoso».
Ai dati Caritas ieri si sono aggiunti quelli dello Svimez: secondo l'istituto, occorrerebbero due miliardi di euro all'anno per combattere la povertà assoluta. Le risorse sarebbero destinate a circa un milione di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta (398 mila al nord, 133 mila al centro e 443 mila al sud). Con questi soldi si introdurrebbe un sussidio familiare al reddito per colmare il gap tra l'importo percepito e la soglia minima di povertà. I 2 miliardi sarebbero divisi in 930 milioni di euro per le famiglie meridionali (48% del totale), 795 milioni al nord (41%) e 213 milioni al centro (11%). Il welfare locale, spiega lo Svimez, garantisce una spesa pro capite di 130 euro al centro-nord e di appena 54 euro nel Mezzogiorno. La spesa per disabili è di 3500 euro per assistito al centro-nord contro soli 800 nel sud; i bambini accolti negli asili nido sono il 15% al nord e solo l'1,8% nel Mezzogiorno. Riguardo ai lavoratori, gli occupati senza tutele sono in Italia circa 2 milioni, di cui 650 mila al sud.
PRC di Pioltello
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